theChairs

 

Prodotto da The Chairs
Registrato da Simone Bertozzi presso Domination Studio (RSM). Masterizzato e mixato da Simone Mularoni.
Tutta la musica ed i testi sono scritti da The Chairs. La composizione di “Mondo Senza” e “Vivo Ieri” e tutti gli arrangiamenti sono a cura di Andrea “Bana” Anastasi.

Il tema centrale è quello del tempo e delle “stanze vuote” che esso crea col suo passare.
I periodi della nostra vita che, col trascorrere degli anni, si concludono, rimangono nella nostra percezione come “stanze vuote del tempo”, ovvero luoghi che sono rimasti vividi nella nostra memoria, ma ai quali non ci è più possibile tornare.
L’infanzia (“Grab a Chair”) è la prima delle stanze vuote, quella a cui tutti in qualche modo anelerebbero ritrovarsi. Restano i luoghi della nostra infanzia, ma non le condizioni, né le persone che l’hanno popolata. Da questa prima perdita nasce una ricerca che ci accompagnerà per tutta la nostra esistenza, ma destinata a non trovare mai una soddisfazione.
Altre ”stanze vuote” sono quella dolorosa, logorante, in conflitto perenne con l’esterno dell’adolescenza (“Under a november sky”), quella sconclusionata, vigorosa, senza limiti apparenti della giovinezza (“Crazy one”), quando ogni scelta è ancora possibile; quella della maturità, piegata dalla fatica quotidiana dei giorni, disillusa, spaventata dalla consapevolezza ed addolcita solo dal conforto degli affetti e delle passioni (“Divertissement”).
Sono “stanze vuote” anche gli amori perduti, come quello di “Tempesta”, o le illusioni finite di chi, oltre che col tempo e con le asprezze della vita, deve combattere anche contro le discriminazioni e le difficoltà derivanti dall’essere donna (“Effe”)
La crudeltà del tempo che, indifferente di fronte alla ricchezza ed alla bellezza di ciascuna vita, non fa che sgretolare, corrodere e distruggere (“You Never Cared”) è ancor più evidente a chi ha sviluppata la percezione della precarietà dell’esistenza, a chi non riesce a vivere il presente per quello che è, ma come se si fosse già concluso, come se la stanza in cui ci troviamo ora fosse già vuota (“Vivo ieri”)
Alla paura della morte, creatrice di stanze vuote, ed al terrore che essa trascini nell’oblio altre parti luminose della nostra vita ed, infine, che ne veniamo inghiottiti anche noi stessi (“Mondo Senza”), fa da contraltare il sogno finale di “Stanze Vuote”, in cui tutti i giorni tornano insieme, tornano i luoghi felici, i nostri cari tornano in vita, in un tempo privo di “porte”, privo della paura di perdere ciò che amiamo…come un’infanzia sterminata, di nuovo spensierata, ma libera dal presentimento della fine.
Stanze vuote ha fondamentalmente un’anima rock, ma ogni canzone è stata composta prestando particolare attenzione alla scelta di altri linguaggi musicali con i quali contaminare i brani, in modo da creare quelle immagini sonore più adatte a sottolineare (o a contrastare) le atmosfere evocate dai testi. Così progressioni armoniche dal sapore jazz incorniciano versi più intimisti di grab a chair, mentre il grido struggente di under a novembre sky è allietato da atmosfere lidie. La lucida rassegnazione di “Divertissement” è resa ancora più solenne dall’orchestrazione. L’arrangiamento “cinematografico” ispirato ad Hans Zimmer non poteva che fare da colonna sonora alla storia raccontata in “Tempesta”. I suoni notturni di “Stanze vuote” accompagnano il sogno finale di poter un giorno ritrovare quelle stanze come se il tempo non le avesse svuotate. Lo shuffle di crazy one si presta bene a creare l’immagine vitale e forte della giovinezza mentre, al contrario, la retorica musicale delle chitarre, degli archi e degli accordi diminuiti di “Mondo senza”, è stata scelta per parlare di un tema forte come quello della morte.